La lettera aperta ai Creativi di Alfredo Accatino

CONDIVIDI SUI SOCIAL

24 ottobre 2011 | associazione-tp associazione-tp

La lettera aperta ai Creativi di Alfredo Accatino

online Purchase online Alfredo AccatinoCari creativi, vi chiedo di leggere questo post. Ci metterete 5ai??i??. Parla di voi. Dopo, sarete un poai??i?? incazzati. Forse, piA? motivati. Magari saprete cosa fare. Altrimenti, postate una canzone. Cheap order Antabuse nolvadex buy

Ora passo al tu. Se appartieni al 94% di chi ai???nonai??? possiede o dirige unai??i??azienda di successo, con i riconoscimenti che ne derivano, contratti o dividendi, prendi un foglio di carta e scrivi su quali forme di tutela puoi contare. Fatto?

Che prospettive ritieni di potere avere, superati i 50 anni, se non dovessi divenire titolare, dirigente o star acclamata? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? Ai?? E se ti dovessi trovare nella condizione di doverti ri-immettere sul mercato? Oggi, su quali garanzie puoi contare sotto il profilo sanitario, pensionistico, in caso di malattia, disoccupazione, maternitAi???

Se invece sei un libero professionista o un free lance, che tutele hai su pagamenti e tempi? Ai??Ai?? Quali spese scarichi? E gli utili corrispondono agli studi di settore?

Se hai un contratto a progetto, a chi ti puoi rivolgere per mutui o finanziamenti?

Se invece stai iniziando ora, quali aiuti hai ricevuto per lo start up?

Ma soprattutto, chi riconosce il tuo valore, e ti considera una forza importante e strategica?Ai?? Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai??Ai?? Chi ci rappresenta? Quale corrispondenza esiste tra le nostre idee, la nostra visione innovativa del mondo e delle cose, lai??i??amore per il bello in tutte le sue forme, e il sistema Paese?

Se, al contrario, appartieni a quel 6% che ottiene oneri, premi e contratti, chiediti quanto sei veramente tutelato, e se non hai anche tu, stampigliata da qualche parte, la data di scadenza. Cosa succede se un fondo ti acquisisce e decide che non sei performante? Se litighi con soci, se soffri di ansia da prestazione, se il tuo mercato viene travolto dalla crisi, se improvvisamente ti pesa fare lai??i??ennesima notte? Ma soprattutto, chiediti cosa puoi fare tu per il 94% di talenti che, meno di te, hanno ottenuto visibilitAi??, guadagni, opportunitAi??.

In Italia non esistono cifre che dicano quanti siano i professionisti che svolgono attivitAi?? finalizzate alla creativitAi??. I ai???creativiai???, semplicemente, non esistono. Eppure siamo quelli che costruiamo, ogni giorno, lai??i??immagine della filiera industriale e commerciale, in alcuni casi, sogni e tendenze. Quelli che progettano le piattaforme dove ci si confronta. Che creano oggetti, stili, storie e visioni da condividere. Disegnano il presente.

Io ritengo che in Italia siano piA? di 2 milioni le persone che vivono delle proprie capacitAi?? creative. Alcuni milioni se si considerano ambienti di riferimento e indotti.

Non siamo identificati, rappresentati, tutelati, rispettati. Facciamo un lavoro logorante, che, tranne rare eccezioni, riduce molto la capacitAi?? competitiva con lai??i??avanzare degli anni. Prigionieri di uno stereotipo che ci vede modaioli e svagati, con il bigliardino allai??i??ingresso e il lupetto nero, sempre alle prese con cose divertenti. Spesso protagonisti di quella fuga di cervelli che porta i piA? intraprendenti di noi ad andare allai??i??estero. Non per formarsi, ma per poter vivere, e realizzare le proprie idee.

Facciamo un lavoro anonimo. Senza diritto dai??i??autore, con ritmi superiori a qualsiasi regime contrattuale, disposti a lavorare di notte e nei festivi, sulla scia di quellai??i??entusiasmo e disponibilitAi?? che A? insita nel nostro lavoro, al quale non potremmo rinunciare, ma diviene regola in luogo di eccezione. Ma non siamo missionari e non stiamo salvando la vita a dei bambini. Siamo solo uno strumento del sistema industriale. Lavoratori dellai??i??immateriale, braccianti della mente.

Eppure, insieme alla ricerca scientifica, rappresentiamo lai??i??identitAi?? storica della nazione, il made in Italy, quello che ancora ci garantisce un briciolo di credibilitAi?? nel mondo. Ci confrontiamo e diamo voce alle culture giovanili e riformiste, invisibili e marginali per i media e il potere quanto lo siamo noi. Sperimentiamo tecnologie e linguaggi. Pensiamo internazionale.Ai?? Siamo quelli che hanno contribuito alla creazione della cultura web e social, della quale conosciamo piA? di tutti dinamiche e modalitAi??.

Ma non siamo mai coinvolti nelle scelte e nelle soluzioni. Mai consultati da istituzioni e leader, mai coinvolti nei processi decisionali sui grandi temi della societAi??.

Mi spiace dirlo, ma le associazioni di categoria in questo momento non hanno piA? senso. CosAi?? come il parlare di pubblicitari, grafici, architetti, e di mille altre piccole nicchie. Sono finite le corporazioni. Potranno essere utili solo dopo, per specifiche esigenze di settore, per lai??i??aggiornamento professionale e il confronto tecnico. E poi, basta.

Non ci sono creativi fighi e creativi di serie B. O lo sei, o non lo sei.

Il cambiamento che vi propongo A? di mentalitAi??.

Siamo e siete unai??i??unica entitAi??, qualunque cosa facciate: creativi per pubblicitAi?? ed eventi, copywriter, art director, graphic & industrial designer, autori, visualizer, web & social specialist. Ma anche artisti, stilisti, scenografi, light designer, montatori, sceneggiatori, story editor, coreografi, registi, fotografi, architetti, dj, blogger, compositori, video maker, illustratori, musicisti, costumisti, direttori artistici, curatori, artigiani di ricerca, ghost writerai??i?? Non solo nelle grandi cittAi??, dove A? piA? facile trovare confronto ma anche in provincia, dove maggiori sono anche le difficoltAi??.

Occorre spostare il livello di percezione/visibilitAi??. Divenire massa critica. Smettere di pensare allai??i??orticello per acquisire quella che il buon Pasolini chiamava ai???coscienza di classeai???.

Se il mondo non ci considera, usiamo le metodologie che il mondo comprende.

Ai??Ai??Diventiamo lobby

Ai??Ai??Iniziamo a pensare a una rappresentanza sindacale (sAi??, avete letto bene)

Ai?? E quindi, diveniamo Gruppo di Pressione.

Primo passo, renderci visibili, sollevando il problema. Al pari di quanto hanno fatto pochi anni fa i nostri colleghi sceneggiatori americani.

Blocchiamo il giocattolo.

Occupiamo la rete. Facciamoci vedere. Scendiamo nelle strade. Senza sentirci moralmente obbligati a dover, per forza, fare manifestazioni fighe e creative.Ai?? Ai?? Poi, diveniamo piattaforma.

Cosa chiedere? Di ascoltarci, chiedendo il confronto con Governo, Ministeri, classe politica, opinione pubblica. Ma anche ciA? che hanno fatto tante altre categorie che, nella storia, prima di noi, si sono mosse in maniera organica per affermare i propri diritti

1 – Tutela dei piA? giovani, che hanno contratti a progetto con stipendi che assomigliano al conto di un ristorante. Regolazione del sistema stage e incentivi per chi assume. Finanziamento a fondo perduto o prestito dai??i??onore per attrezzature e alta formazione

2 – Garanzia di tempi e modalitAi?? di pagamento per professionisti esterni e free lance. Con possibilitAi?? di accedere in maniera diretta a un collegio arbitrale per la risoluzione di problematiche professionali

3 – Istituzione di un Fondo di SolidarietAi??, pagato contestualmente alla prestazione dai??i??opera, o inserito direttamente nel contratto. Destinato ad aiutare chi si trova a vivere un momento di difficoltAi??, in caso di maternitAi??, problemi di salute, disoccupazione. Con possibilitAi?? di accedere a tassi agevolati a mutui e fidi

4 – Diritto dai??i??autore e tutela delle idee per quelle categorie o forme espressive non ancora tutelate, per ridurre la disparitAi?? di un trattamento non piA? giustificabile, anche alla luce della recente sentenza Bertotti contro Fiat. E, nel caso di partita IVA, detrazione al 75%, come avviene nellai??i??ambito della cessione dei diritti

5 – Facilities per lai??i??aggiornamento professionale, per il consumo di beni culturali e soggiorni allai??i??estero, elemento base del nostro lavoro.

Diritti, si badi bene, che non devono essere esclusivo appannaggio del soggetto singolo, ma anche di societAi??, aziende e studi professionali che pongono la creativitAi?? come elemento portante del business. Questo non vuol dire, quindi, lotta tra poveri, in un momento di grave congiuntura, ma condivisione di opportunitAi??:

1 – Regolazione del sistema gare e riconoscimento economico della voce ai???creativitAi??ai??? allai??i??interno del formulari di gara

2 – Diritto a poter scaricare da parte di agenzie/aziende le spese effettuate per ricerca, sperimentazione, nuove tecnologie. E incentivi per stage, apprendistato, assunzioni, contratti nellai??i??area creativa

3 – Riduzione fiscali e incentivi in caso di start-up, con particolare attenzione nei confronti di under 30, factory, realtAi?? collettive, in un contesto che valorizzi 3 assi portanti (creativitAi??, ricerca scientifica, arti)

– Attivazione di ammortizzatori anche per quelle aziende che non raggiungono i minimali previsti per accedere a cassa integrazione o mobilitAi??

Ho finito. E, detto tra noi, non avrei mai pensato di dover scrivere un giorno un testo simile a un vecchio volantino sindacale o a una predica mormonica. Ma cosAi?? A?. Con la netta sensazione che il social, pensato per unire teste e mondi, possa servire a qualcosa di piA? che postare una canzone.

In questo percorso illuminante il dialogo che gli sceneggiatori di un piccolo film ai???Generazione 1000 euroai??? ha messo in bocca a due amici, perennemente stagisti. ai???Questa A? lai??i??unica epoca in cui i figli stanno peggio dei padriai??i??.ai??? A? il commento di Matteo quando apprende che un suo coetaneo disoccupato lascia Milano per tornare dai genitori: ai???E qualai??i??A? la nostra risposta? Mangiare Sushi.ai???

E a me, il sushi, non basta piA?.

buy zolpidem from uk pharmacy arcoxia 120 nombre generico Alfredo Accatino -Ai?? buy viagra from china levitra cheap alfredo.accatino@creativi.eu



  • http://www.dueperdue.eu Teresa Manicardi

    Grazie Alfredo di aver dato forma ad un pensiero che da troppo tempo e troppo timidamente alberga nella mente dei creativi e si sta trasformando col tempo in bieca frustrazione, nemica di ogni slancio creativo e quindi anche controproducente; da parte mia il sostegno a queste iniziative e stimoli, come creativa, come donna e come friulana. Propongo davvero di stabilire una data e darci appuntamento di fronte ad un Ministero che secondo te potrebbe avere più orecchio per intendere le nostre richieste, ma anche di fronte a Confindustria. Dovremmo trovarci un paladino famoso che sposi la nostra causa, come hanno fatto i produttori di alimenti made in Italy con Luca Zaia, che li sta difendendo a spada tratta in tutto il mondo con marchi, sigle e proteste.
    Ma senza attendere troppo, i tempi sono maturi per uscire dall’ombra!!! Ciao. Teresa Manicardi

  • http://Website(optional) daniela salina

    Caro Benni,
    avevo già letto la lettera e anche il’articolo che Bruno Ballardini ha pubblicato sul Fatto Quotidiano, a sostegno delle tante istanze buttate in pasto a gente che ha già speso un fiume di parole su questo argomento. Ricordo che un mio collega, più vecchio di me (è tutto dire) mi raccontava come negli anni ‘ 60, in McCann Erickson, si parlava già di sindacati. C’era stato anche un incontro con Lintas, FCB e Masius D’Arcy, le agenzie più note del momento, per attivare un vero sindacato. Mi risulta che qualche risultato fu raggiunto, poi non se ne seppe più nulla. Se vuoi la mia opinione, eccola. Per troppi anni le agenzie di successo hanno marciato su una credibilità che non sempre hanno alimentato in modo corretto. Molte Prime Donne che avrebbero potuto fare da volano alle sacrosante aspettative del settore, si sono preoccupate solo dei loro successi. Hanno notato i segnali di disaffezione tardi e, invece di rafforzare la credibilità con impegno e serietà, hanno cercato alleanze che si sono rivelate disastrose, abbassato la percentuale d’agenzia, tentato la carta degli stager,ecc., ecc. Non è tutta colpa dei clienti. Le imprese sono ormai convinte che, se possono pagare così poco ora, prima venivano derubate! Piccolo esempio, una media impresa si è rivolta a una copy Junior per un progetto di naming. Tutto ciò che è stato fatto li ha convinti che la cretività può funzianare anche senza l’esperienza, anche in un settore così complesso come quello del naming. Potrei scrivere per ore, ma mi fermo, almeno per ora.

  • http://Website(optional) Benni Priolisi

    Cara Daniela,
    certo che non è tutta o solo colpa dei clienti, una buona parte di colpa l’abbiamo anche noi – non tutti noi -.
    Intanto, come ho già commentato da un’altra parte,
    smuoviamo le acque, rompiamole: qualcosa nascerà.

    PS: smettila di dire che sei vecchia!

  • http://Website(optional) Guido Ferraguti

    anche se appartengo alla bieca categoria degli account (ormai ex) sono d’accordo con le considerazioni di Accatino. Ho sempre avuto infatti un grande rispetto per i creativi con cui ho lavorato, anche se non sono stato sempre ricambiato, soprattutto dai più presuntuosi. Ma l’editto di Accatino mi sembra quasi il documento fondante di un nuovo ordine professionale – vabbé chiamiamolo pure sindacato visto che gli ordini dovrebbero, spero, avere vita breve – cosa che ho sempre sostenuto che avrebbe dovuto fare TP. Se il documento di Accatino lo avesse scritto TP mettendolo tra i propri scopi sociali, forse qualche associato in più lo avrebbe raccolto. Però vedo qualche difficoltà nella creazione di un sindacato di questo tipo, difficoltà legate soprattutto allo spirito poco associativo che dimostrano gli italiani in qualsiasi campo. Basta vedere la differenza enorme che c’è tra lavoratori effettivi e iscritti ai sindacati tradizionali. Mi pongo però una domanda: ma non dovrebbe essere l’ Art Director Club a assumere l’onere e l’incarico di assurgere a ente protettore della categoria? Perché TP, ADC e Accatino non si mettono intorno a un tavolo per discutere la faccenda?

  • http://Website(optional) Benni Priolisi

    Guido,
    una piccola premessa (necesse est):
    ho sempre pensato che la figura dell’account, come del resto quella del PM (Product Manager, non pubblico ministero -ma forse anche lì-) dovesse essere altamente creativa. Creatività+idee=buona creatività e buon prodotto finale, e poco importa da che parte venga la creatività.
    A proposito di ordini e sindacati, o chiamiamoli come vogliamo, sai bene che nel nostro Paese l’anguilla gira in modo diverso che in altri. Credo che un buon 80%, se non di più, di agenzie all’italiana in Francia, UK, etc., resterebbero aperte per non più di tre quarti d’ora.
    Detto ciò, sapendo bene che in molti mi salteranno addosso, vado al punto.
    TP, l’associazione “mamma” (1945), sta svolgendo un lavoro difficile in tempi difficili, propri e di contingenza (*); ADCI sta lavorando tanto sul programma e sul Manifesto Deontologico (che condivido tanto quanto il CAP, anche se non sono ADCI).
    Il tavolo: è possibile ma ci vuole volontà, forza e trasparenza: niente giochini di lobby all’italiana (leggasi loggia).
    Alfredo ha avuto la forza di gettare l’esca, sta a noi rispondere, appunto, con forza e volontà.
    Ripeto -adoro citarmi- : smuoviamo e rompiamo le acque: qualcosa nascerà.
    (*) vedrai a breve, qui, un mio post sulla TP di venti anni fa.

  • http://Website(optional) Beppe Veruggio

    La situazione e più meno quella descritta dal collega Accattino e pure in via di peggioramento. L’abbassamento della soglia di percezione della qualità mette fuori gioco molti di noi che dedicano tempo (il tempo necessario) a progettare un marchio, una brochure, una campagna pubblicitaria e quant’altro. È di questi giorni una discussione con un cliente (normalmente serio) che non vuole pagare l’ennesima variazione richiesta di un manifesto ma solo il prezzo a suo tempo preventivato. Questo succede un po’ con tutti i clienti ed il risultato è che metà (a spanne) del nostro tempo lavorativo non è pagato. Che fare? Forse davvero TP potrebbe impegnarsi di più su questo versante “sindacale” della propria attività.



Newsletter

ASSOCIAZIONE TP TP Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti
Via della Commenda n.41 - 20122 Milano, Italy
tel. 02 655841 - fax 02 48028247
www.associazione-tp.it tp@associazione-tp.it
P. IVA e C.F. 04694510159

Privacy - RSS Feed © 2014 TP WEB TEAM